Le 10 ragioni per sostenere un ‘reddito universale garantito’

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L’idea di un reddito universale garantito (chiamato anche ‘reddito di base’ o ‘reddito di cittadinanza’) sembra essere nel punto di intersezione di diversi fattori quali la robotizzazione del lavoro, la crescente disuguaglianza, la precarietà del lavoro, e l’ascesa dell’economia della condivisione.

Ma cosa si intende precisamente con ‘reddito universale garantito’ o ‘reddito di base’ o ‘reddito di cittadinanza’? Si tratta di un’idea relativamente semplice quanto rivoluzionaria:

E’ un ammontare di reddito pagato dal settore pubblico a ogni adulto residente (o stabilmente membro di una specifica collettività), a prescindere dal fatto che sia un individuo povero o ricco, che viva da solo o con altri, che voglia lavorare o meno, ed è pertanto definito uno strumento universalistico.

Fonte: treccani.it

Il primo pensatore a teorizzare i fondamenti dell’idea di fornire a tutti un reddito in modo incondizionato fu quella mente illuminata di Thomas Paine (1737-1809) che lo concepì come una somma erogata dalla società, una sorta di parzilale risarcimento, per la perdita della possibilità data ad ogni uomo – a causa dell’introduzione del sistema della proprietà privata – di usufruire dei beni e frutti che la natura dona gratuitamente a tutti. Paine aveva le idee molto chiare in proposito: “Non la carità, ma un diritto, non la generosità ma la giustizia è ciò che rivendico”, era il fondamento della sua proposta di un reddito universale garantito.

E da allora l’idea è stata avanzata da diverse figure di spicco quali il liberale Friedrich Hayek, il filosofo Bertrand Russell, lo psicologo Erich Fromm, il liberista Milton Friedman, l’attivista Martin L. King.

Si registrano quindi insolite convergenze su questa idea da chi si richiama a quadri concettuali, dottrine comprensive e modelli valoriali, a volte molto diversi tra loro. Credo dunque non sia troppo azzardato affermare che l’idea di un “reddito universale garantito” può dimostrarsi l’elemento condiviso su cui erigere il nuovo contratto sociale del XXI secolo e una rivoluzionaria proposta politica trasversale, oltre “destra” e “sinistra”, di miglioramento sociale e umanitario.

Ecco alcune ragioni, spiegate in modo semplice e diretto, a favore dell’idea di un reddito di base:

1. Il ‘reddito universale garantito’ per migliorare le condizioni di salute:

La maggior parte di noi è stressata per via del denaro. Questo stress porta a problemi di salute mentale, che porta a cattive condizioni di salute psicofisica, entrambi i quali fanno aumentare le spese mediche, che portano ad ancora più stress per i soldi! Questa ansia di sopravvivenza può essere eliminata con un reddito di base in modo che le persone possano concentrarsi su qualcosa di diverso dalla preoccupazione del proprio sostentamento quotidiano.

2. Il ‘reddito universale garantito’ per contrastare la criminalità:

Quando si è meno stressati finanziariamente si ha anche meno probabilità di fare qualcosa di drastico e agire con violenza. La criminalità spesso non è il risultato di persone ‘malvage’, ma persone normali (come voi e me) in brutte situazioni. La probabilità che qualcuno ruberà soldi è notevolmente ridotta se non se ne ha bisogno.

3. Il ‘reddito universale garantito’ per aumentare la produttività generale:

Se le persone non dovessero lavorare per sopravvivere, ci si potrebbe preoccupare che nel mondo si fermi l’economia e tuti diventino dei fannulloni. Certo qualcuno potrebbe lasciare il suo lavoro una volta che disponesse di un reddito di base. Ma questo è un bene perché rende disponibile un lavoro per qualcuno che non lo vuole. E, liberando le persone dall’obbligo formale di lavorare, esse avrebbero maggiori opportunità di realizzarsi con un’attività che trovano significativa. Le persone avrebbero la possibilità di ridurre l’orario di lavoro senza sacrificare il loro reddito e sarebbero quindi in grado di passare più tempo facendo altre cose che considerano di valore. Qualunque siano le attività legali che le persone sceglierebbero di fare la produttività generale aumenterebbe perché i lavoratori che amano il loro lavoro sono più produttivi ed efficienti!

4. Il ‘reddito universale garantito’ per migliorare le condizioni di lavoro:

L’obbligo formale di lavorare e la dipendenza da lavoro per il reddito fornisce ai dipendenti una posizione di debolezza negoziale nei confronti dei loro datori di lavoro. Se vi sono condizioni di lavoro inique e degradanti allora, grazie a un reddito indipendente dal lavoro, ognuno avrebbe l’opportunità di contrattare o scegliere un lavoro migliore. La capacità di dire “no” ai datori di lavoro, favorirebbe un’emancipazione a livello individuale – senza la necessità di rivolgersi a dei sindacati.

5. Il ‘reddito universale garantito’ per ridimensionare la burocrazia:

Nel sostituire attuali misure e modelli di politiche sociali quali la pensione, il salario minimo e diversi programmi di contrasto alla povertà, un sistema universale quale il reddito di base semplificherebbe radicalmente il sistema fiscale e sociale con una consistente riduzione dell’apparato burocratico che circonda il c.d. “welfare state” (già oggi in forte crisi) rendendo così meno complesso e costoso, ma più equo e trasparente, lo Stato.

6. Il ‘reddito universale garantito’ per salvare mercato e consumi:

Quando le persone non hanno soldi non possono spendere. Senza consumi, le aziende falliscono, e di conseguenza si perdono posti di lavoro. Un reddito di base potrebbe stimolare l’economia, aiutando gli imprenditori ed i loro dipendenti, nella loro produttività.

7. Il ‘reddito universale garantito’ per ridurre povertà e diseguaglianze:

Il divario tra ricchi e poveri sta crescendo. Un reddito di base rappresenterebbe oggi una risposta concreta e attuabile all’improcrastinabile necessità di adottare un’estesa rete di sicurezza sociale contro la povertà e così condividere la ricchezza prodotta dalla società per tutte le persone riducendo la crescente disuguaglianza.

8. Il ‘reddito universale garantito’ per riconoscere e valorizzare le attività volontarie:

Un numero enorme di attività non-retribuite o svolte nel tempo libero non sono attualmente riconosciute come contributi economici. Eppure, la nostra economia si basa sempre più su questi contributi liberi (pensa a wikipedia, alle creazioni delle comunità open-source, nonché a genitori o conoscenti che si prendono cura di figli, disabili, anziani, etc.). Un reddito di base potrebbe riconoscere e premiare tali attività di grande valore sociale.

9. Il ‘reddito universale garantito’ per affermare in modo concreto la solidarietà umana:

Ogni essere umano ha formalmente diritto incondizionato alla vita eppure sappiamo che nella realtà non sempre tale diritto è rispettato. Nei sistemi di sicurezza sociale condizionati ci sono sempre persone che non soddisfano i requisiti per alcune tutele e diritti fondamentali. Un reddito di base incondizionato riconosce come tale il diritto alla vita e all’esistenza, di tutte le persone e liberando le persone dalla povertà degradante e dalla schiavitù involontaria incentiva anche consapevolezza e solidarietà umanitaria.

10. Il ‘reddito universale garantito’ per una soluzione efficace alla ‘robotizzazione del lavoro’:

Siamo ormai entrati in un’era in cui la tecnologia sta distruggendo l’occupazione più velocemente di quanto crei posti di lavoro: c’è una crescente consapevolezza, a livello mondiale, che l’escalation dell’automazione tecnologica stia aumentando in modo enorme la nostra produttività ma allo stesso tempo stia eliminando molti posti di lavoro e minacciandone molti altri. A causa di questo processo l’obiettivo della piena occupazione è sempre più difficile da raggiungere. Quanto più lavoro sarà sostituito o eliminato dall’informatica, dalla robotica e dall’intelligenza artificiale, tanto più diventerà sempre più evidente che noi come società presto avremo un grande scollamento tra la nostra capacità di produzione effettiva e il lavoro necessario per produrre tali merci. Quindi, se vogliamo evitare il collasso completo del nostro sistema dobbiamo disaccoppiare il reddito dal lavoro cambiando radicalmente la nostra visione di lavoro da attività necessaria ad attività libera.

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Come posso in concreto sostenere la proposta del ‘reddito universale garantito’? Esistono diverse iniziative di cittadini nel mondo a sostegno della proposta e una di quelle più attive è la rete europea sul reddito di base incondizionato (UBIE).


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La mia non-recensione del romanzo “A Noi Vivi” di Robert A. Heinlein

heinleinUn romanzo che descrive una società futura in cui trionfa la libertà, da leggere per chi è interessato al genere utopico e per chi vuole divertirsi a vedere quanto avanti nei tempi erano le idee sociali, politiche, morali, economiche di un grande scrittore della fantascienza come Robert A. Heinlein.

L’autore immagina una società in cui lo sviluppo tecnologico ha liberato l’uomo da molte delle sue preoccupazioni, grazie all’affermazione di un modello economico che, dopo aver ristretto drasticamente l’influenza delle banche private, può garantire a tutti un reddito minimo, rendendo il lavoro un’opzione volontaria, ed estendendo i diritti sociali alla salute e all’istruzione. Quella di un “dividendo sociale” risulta un’idea particolarmente significativa e incredibilmente avanguardistica per i tempi in cui il romanzo fu scritto (tra il 1938 ed il 1939) ma a dire la verità ciò vale anche per il mondo di oggi in cui molti si rifiutano di accettare la ragionevolezza di una proposta quale il “reddito minimo garantito“.

“[…] mi permetta di elencarle i vantaggi pratici della distribuzione generalizzata dei dividendi contrapposta alla sua proposta moralistica. In primo luogo, essa assicura salari molto alti, perché gli uomini liberi dalle necessità economiche non lavoreranno per una paga da fame. Per la stessa ragione assicura buone condizioni di lavoro. I sindacati non sono più necessari. Quelli che restano si sono trasformati in organizzazioni fraterne più che in eserciti mobilitati nella lotta di classe. In secondo luogo, questo sistema garantisce l’assistenza sociale per tutti in qualsiasi momento, e in questo modo rende molto più semplice governare. Ai suoi tempi la burocrazia dei servizi sociali stava crescendo con rapidità vertiginosa. Non abbiamo bisogno di servizi sociali in un mondo in cui la povertà è sconosciuta. E risparmiamo ai privati cittadini l’insopportabile scocciatura rappresentata dallo stuolo di ficcanaso che hanno il compito di decidere chi siano i poveri “meritevoli”. Il sistema dei dividendi è desiderabile se non altro per il fatto che ha posto fine alle incredibili lungaggini e all’ingiustizia del vostro vecchio sistema dei sussidi, dei servizi di assistenza sociale e privata.”

“È un dato implicito in tutte le nostre istituzioni americane che due sono i bisogni principali dell’uomo. In primo luogo la sicurezza economica, la possibilità di guardare al futuro senza la paura per lui e i suoi cari di soffrire il freddo o la fame; in secondo luogo la possibilità di fare tutto ciò che lui desidera, che interessa a lui , che gli sembra significativo. Il primo obiettivo può essere raggiunto solo collettivamente: nessun uomo può arrivarci da solo. Per un uomo solo è impossibile. Perciò l’abbiamo raggiunto insieme, con il sistema dei dividendi. Il secondo è perfettamente realizzabile, almeno finché ciò che un uomo desidera non rischia di danneggiare gli altri uomini. Ora, la maggior parte di noi è brava gente, che non desidera danneggiare gli altri, e non lo farebbe mai consciamente. Il nostro codice civile è stato progettato per prevenire questi danni, e per nessun altro scopo . Secondo il nostro punto di vista, se un uomo vuol fare qualcosa e questo qualcosa non danneggia gli altri… in nome di Dio, lasciamoglielo fare!”

Consigliato: non fatevi sfuggire questa perla letteraria!